Titolo: TAPESH. THE GOLDEN RESERVE OF MAGMATIC THOUGHT
Commissario e Curatore: Majid Mollanoruzi
Luogo:
Padiglione Iran Biennale Arte 2017, Venezia [Italia]
Data: 13 maggio – 26 novembre 2017

TAPESH. THE GOLDEN RESERVE OF MAGMATIC THOUGHT

BIENNALE ARTE 2017, VENEZIA - PADIGLIONE IRAN

VENEZIA Bizhan Bassiri, nato a Teheran nel 1954 e trasferitosi in Italia nel 1975 è l’artista scelto da Majid Mollanoroozi, Commissario e Curatore del Padiglione iraniano, per rappresentare l’Iran alla alla 57. Esposizione Internazionale d’Art della Biennale di Venezia. Il padiglione sarà ospitato dal prestigioso Palazzo Donà dalle Rose alle Fondamenta Nuove, un luogo simbolo dei grandi del passato nel cuore di Venezia.

Concepita come una vasta composizione polifonica, ma anche come simbolico deposito di opere susseguitesi nel corso di anni, la mostra, presentata alla Biennale Arte 2017, TAPESH, The Golden Reserve of Magmatic Thought, emblematizza in un solo concetto l’esito di un’azione diversificata nelle forme della sua arte. La mostra è stata preceduta da alcuni eventi, immaginati come un unico percorso di avvicinamento che, nell’arco di otto mesi, lo hanno portato a Venezia.

Nel trascorrere degli anni Bassiri ha costruito l’impalcatura epica della propria tensione immaginaria, confrontandosi in Italia e in Europa con artisti della sua stessa generazione, come Franz West, e con quelli a lui precedenti come Jannis Kounellis, mantenendo costantemente inalterati i principi generativi basilari del proprio linguaggio. All’origine di esso, quale dinamo inesauribile sta l’intuizione poetica attraverso cui gli è possibile stabilire un assiduo rapporto con ogni energia che, provenendo da ovunque, circonda e investe i sensi e il pensiero.

Nel coniugare il proprio lavoro di artista contemporaneo con quello di artisti di ogni altra epoca, siano essi appartenenti alla grande tradizione iraniana, asiatica o a quella europea, Bassiri non ha solo compiuto il trasporto di mitologie antiche e classiche con i problemi dell’espressione contemporanea, ma ha concepito e realizzato delle autentiche invenzioni plastiche munendole di una dimensione estetica con forme spesso semplici ma dotate di una forte valenza poetica. Tra queste I dadi della sorte (1990-2015) assumono una rilevanza specifica poiché, nonostante la loro congenita origine ludica, per la declinazione effettuata dall’artista che ha segnato su ogni loro faccia i segni della cifra “6”, essi sono divenuti l’immagine della sfida all’hazard. Con quest’opera, infatti, Bassiri intende dimostrare che nel gioco col proprio destino l’artista deve vincere la partita, totalizzando la cifra più alta. Se si considera che I dadi della sorte sono stati concepiti e realizzati all’inizio o quasi del proprio percorso, quando davanti al proprio cammino si aprivano sentieri diversi come i dedali di un labirinto, essi danno la misura della sua determinazione e della sua volontà di prevalere di fronte a ogni ostacolo, ogni difficoltà o avversità. Essi sono, infine, l’emblema stesso, dopo quarant’anni, del senso attribuibile al ritorno nella terra natale, affiancato dalle opere realizzate nella rischiosa partita con la sorte (e con la morte) mediante la propria arte.

Nel Pensiero Magmatico di Bizhan Bassiri l’arte e l’intero processo formativo dell’opera, alla stregua del vulcano e della sua attività catastrofica, sono all’origine della metamorfosi qualitativa della materia. È attraverso l’azione trasformativa impressa dall’artista ai materiali da lui scelti, perché siano veicolo della intensità e frequenza sensibile della sua immaginazione, che l’opera erompe alla luce e sorprende ognuno.