IL PENSIERO MAGMATICO

1984-2015-2014-2013-2011-2010-2008-2006-2005-2004-1984

Il freddo bussa alla porta della veglia      vorrei avvicinarmi ma ogni tentativo volge in sé i veli del dubbio abbandonato per narrare      timori durati dal pallido piacere del vedere rosate guance      che scandiscono le parole corte su lunghe linee del fiume indifferente      passeggero che né guarda su né giù né guarda     forse sono le onde a compiacersi scivolando una sull’altra per volersi nascondere      o dissetandoti osi con la testa in giù bere      o la tua schiena suderà tutta l’acqua del tuo bollito corpo      la porta bussata trema versandosi sui miei pensieri riscaldati da tempo      Nel granitico corpo di una particella inspiegabile che pulsa nelle profondità siderali      nel silenzio genera una luce inafferrabile all’occhio nudo e dà vita alla vita      si accelera e divora la misura scura      la luce non ha pari       non respira l’aria e ne arde di dolore e né ceneri restano di lei      l’inatteso dilatarsi non si brucia con ardore e né linguetta impaziente      non ha memoria della morte e né di vita      la particella trafigge il granitico corpo pensante e nutre la testa      animato dall’intuito bada al silenzio costante del fiume che scivola via nelle profondità sotterranee      la meteorite guardiano      poeta infuocato canta sulla rovente roccia granitica di notte      animo indifeso non sa nulla di accadimenti      soffre il soffio del vento tagliente d’acciaio che riverbera di luce lunare nel silenzio e curva il tempo al piacere della visione      il nulla incredulo fracassa la testa sulla roccia per indicare la via della perdizione e la perdizione incredula si sventra per dilatare la vita e la vita appena nata arranca per ingoiare i germogli      il colorito attecchisce fino al ruggire virile      insemina le sorgenti sotterranee     silenziosi divengono lago buio e mai increspato      felice di divagare senza freni nelle vallate fiorite senza volere vorrei dormire e sognare le profondità del lago che non vide infrangersi la luce sulla sua superficie quietata mentre di giorno l’impeto agghiacciante sgozza il tempo in un attimo      nel groviglio dei corpi infuria la battaglia e le ossa strappate dalla carne come fossero dei bastoni martellano il cranio dei malcapitati morenti      la tempesta dura e non cede di forza      impallidita morte non trova dimora e di tutto nulla resta fino all’indomani della pioggia      all’indomani della pioggia l’aria sembra pura e i passi convergono in discesa verso i laghi nati dalle sorgenti vulcaniche nelle profondità remote tra le rocce      mentre l’uomo distante in una messa in scena mette il re a nudo      Il re non è re       la messa in scena è solo un desolante nudo      Prendere alla lettera le parole, senza togliere il peso all’oggetto del pensiero costringe l’autore alla vita compiaciuta di cronache variopinte      La messa a nudo non è togliersi la giacca      i pantaloni      la camicia e le mutande      La messa a nudo è assenza del peso e il ruotare all’infinito senza rallentare né accelerare      Nelle ore      Incline al destino      Ostinato inquieto      Si arrovella nel ventre      Cala senza fine      Giunto alla vertigine      Acclama le parole cadute in un incolmabile vuoto      Nelle ore      Ostinato inquieto      Cala senza fine      Giunto alla vertigine      Acclama le parole cadute in un incolmabile vuoto      Incline al destino      Si arrovella nel ventre      Nelle ore      Si arrovella nel ventre      Acclama le parole cadute in un incolmabile vuoto      Ostinate inquiete      Giunto alla vertigine      Incline al destino      Cala senza fine      Nelle ore      Giunto alla vertigine      Si arrovella nel ventre      Incline al destino      Acclama le parole cadute in un incolmabile vuoto      Cala senza fine      Ostinate inquiete      Nelle ore      Cala senza fine      Incline al destino      Giunto alla vertigine      Ostinate inquiete      Acclama le parole cadute in un incolmabile vuoto      Si arrovella nel ventre      Nelle ore      Acclama le parole cadute in un incolmabile vuoto      Giunto alla vertigine      Cala senza fine      Si arrovella nel ventre      Ostinato inquieto      Incline al destino      la fatica si placa con il compimento del tempio.Nel tempio la quiete domina le fondamenta ogni colonna ed ogni arcata scolpite di granito cupo strappato alle rocce laviche      Allora nel silenzio le parole trovano l’ordine e il pensiero scorre      L’arte esige intuito      L’arte esige il sublime      L’arte esige la densità indicibile      L’arte esige ampiezza infinita      L’arte esige estrema esattezza      L’arte esige dal tempo di piegarsi alla sua volontà      L’arte esige e ottiene di non morire      L’arte incline al buio      ospita la luce che infrange e nutre la quiete nel chiarore appena sbocciato      il tesoro emerge dalle profondità con ardore      la morte si arrovella nel ventre incandescente della bestia      le orbite chinano il cranio verso i dadi della sorte emersi dal mercurio      nell’esatta coincidenza tra gli accadimenti la meteorite centra la fronte e il cranio indietreggia fino a sventrare la mandibola e l’urlo      gli occhi distolti dalla sorte restano a badare l’orizzonte      la dimora della sorte è il tempio di infiniti riflessi      inviolabile sorte dimora nella coincidenza degli accadimenti e raddensa in sé tale esattezza che il suo formarsi in carne e ossa pare un miracolo      da quando venne      nulla fu di colpo come prima      mi apparve una scia inconsueta      rese arsa la terra in una immensa pianura      ceneri      il fumo diede inizio alla vita dal fuoco      il canto ardeva nel cratere del cranio in una messa corale      ora conto le ore e i sussurri serpeggiano nei vicoli remoti e brulicanti di vita persa      senza speranza in un viaggio così lungo i messaggeri come fatti di luce vengono dalle distanze siderali e portano le notizie dei corpi estinti da secoli      accende un sorriso nei nostri occhi come tutto fosse accaduto ieri      oggi o un attimo fa      odoro i fiori e immense distanze invadono e mi batte il cuore      sento le vene      curo i passi ostinati nel fango      il ginocchio mi duole      il sudore evapora dal corpo e nel cranio ribolle il cervello infuocato senza badare a nulla      brucia dalle radici le ossa e dai petali di fuoco germoglia la vita indomata tra i fiumi e le rocce in tumulto         in discesa il canto delle onde rimbomba tra le pareti dei monti innevati e nulla fu come prima      nei solchi tracciati dai fiumi imbestialiti che divorano i monti nei secoli fino alle profondità remote della terra      vorrei da tali abissi urlare alle orecchie le parole inclini al vero      parole strappate con i denti dalla carne viva del pensiero non arreso fino all’ora del sonno      ora tu amata pensi con sollievo che le cose infine giungono alla loro dimora      vorrei che fosse così e invece le cose perdono peso e nella caverna del cranio in un infinito dilatarsi l’inanimato si nutre e respira come fosse in vita      divora ogni pensiero che si affaccia dalla gioia e al dolore      il 6 e 6      6 della vita      6 dell’amore e del fuoco      6 dell’acqua e della roccia      sotto una pioggia di meteoriti seduto con le spalle al muro immobile come fossi la pietra sento il cuore che batte in un volume pietrificato e seduto      gli accadimenti nelle ore vitali che anticipano la visione danno inizio all’opera      le temperature miti ricamano per terra il fiorire delle stagioni non curando di sé nulla ed evaporano senza sosta sulle vie rocciose dei monti come fossero il corpo del serpente nero vestito di luce che brilla nel bagliore lunare e rivela le verità nascoste in fondo ai pozzi      il viandante china la schiena per raccogliere le erbe mediche cresciute dopo una lunga pioggia      i pensieri corrono via attraverso i muri di pietra nelle ore che anticipano la visione      il tempo non concede più pausa pensare al passato non trova dimora nella sorte che scorre      i dadi prendono corpo nella densità del veleno e di luce      si veste di 6 su 6 lati      destino così volle e concedendo nulla a nulla si muta e cade come goccia e finisce nei meandri più profondi e si perde nel mare mercuriale e inesorabilmente nutre le ore vitali che anticipano la visione del pensiero magmatico      nel pensiero magmatico le ore vitali che anticipano la visione giocano una combinazione infinita quella inevitabile e      sconosciuta alla mente che è fuori da ogni ragione del mondo        autore custode fabbro instancabile batte il ferro incandescente finché non si trasforma in acciaio temperato che non teme più il deperirsi di vita e di corpo      custode infuocato dal desiderio come fosse il fiore sbocciato nella fiamma assottiglia e lima il corpo della lama e vibra senza nulla cedere      si profila la spada nelle mani del fabbro che senza indugi come fosse la vena nella testa pulsante dell’uomo che costantemente gioca nelle ore vitali che anticipano la visione      ora la pendenza confortante del sapere non è d’aiuto per chi gioca nelle ore vitali che anticipano la visione      ora la pendenza confortante della ricchezza e della vita e di Dio non sono d’aiuto per chi gioca nella ore vitali che anticipano la visione      nelle ore vitali che anticipano la visione né i sentimenti né la ragione né la forza gravitazionale né la sua assenza ti sono d’aiuto      nelle ore vitali che anticipano la visione la tua testa è il bersaglio delle meteoriti provenienti dall’ignoto dove all’origine il loro corpo è nulla      il bersaglio colpito è la testa nelle esatte ore vitali che anticipano la visione      evento chiamato intuizione      è di tale gravità e leggerezza che nessuna bilancia ambisce la misurazione      autore nei fulminei attimi di accadimento dà forma all’opera e senza fatica corre via per non quietarsi in nessun ovunque dove la vanità in agguato non vede l’ora di ricamare l’abito del mestiere proprio nelle ore vitali che anticipano la visione      in attesa delle combinazioni celesti con passione i passi varcano la soglia      tocco nelle fondamenta i muri nascosti che portano il peso delle dimore      con i passi il silenzio prende corpo      vedo le ombre dense che paiono vere nei riflessi      le vedo andare via come aria respirata dalla terra all’indomani della pioggia      Erme custode guardiano bada al tempio e implacabile batte i ferri e affila la lama nella forgia incandescente      versa la lega d’acciaio e resta inalterato come il tempo non fosse mai accaduto      l’arte da nulla anticipata appare      divora la vita e ringiovanisce da sempre e resta sovrana      bastone spada serpeggia nel piatto dei frati al cospetto della vita e della morte      con la sorte gioca a dadi e nulla concede alla fortuna e alla vanità      nel gioco della sorte specchio quietato si anima e sgorga come infinita sorgente di luce      bagliori      lampi      sento il dannato chiasso      distraggo la mente e penso al lontano giorno in un chiostro      uscendo mi giro per un ultima volta e vedo un pesce verso il lago su una colonna      in un attimo il silenzio del chiostro si cristallizza e vedo il pesce attraversarlo      resto colpito dalla meteorite caduta nel deserto della mia testa di allora      accadimenti non avvertono      appaiono nella condizione di costante tensione e nel ribollire senza fine finché non evapora l’anima della materia      sento il rimbombare dei colpi scandire il tempo      sento il rimbombare dei colpi nel chiasso del mondo      sento le cadute dei massi verso le profondità      sento il tuono squarciare la terra      senza volere resto a guardare      sento i colpi senza rancori né ricordi nel tremendo siderale tempio della testa      sento con esatta chiarezza tutto e so dove devo andare      serpeggiare verso le fondamenta di notte mi solleva e vedo le ombre trasudate come vere dai muri di Roma dove il sapiente fanciullo incurante delle cure      impugna i dadi della sorte      sei su sei lati      appare la luce      senza tentennamenti con ardore      si affaccia senza timori e si infila con le prime piogge battenti nelle crepe delle terre arse fino alle profondità      si sbarazza dalle energie che lo comprimevano dalla nascita      allora batte i tacchi e fonde le terre in una devastazione divina      la chiave di lettura si fonde con la serratura e trova la via della perdizione      irresponsabile artista più a fondo cala meno avrà le notizie dalla superficie      il vento porta le vanità a colmare gli occhi altrove dando giustizia alla veste ricamata che fu del governatore      sparì nel nulla al suo decadere del mandato      gli audaci non badano che all’esattezza del divenire e della visione che nutre la vita mortale senza perdersi d’animo né di peso      uomo erma      pensiero dell’uomo il libro      l’affermazione del pensiero il bastone battente      accadono tante cose      tanti restano a guardare e tanti temono di perdere la vista      per generare nulla va concesso all’accaduto è d’obbligo essere originario della propria visione      le arti minori e i pensieri deboli sono le storie di mestieri e di sopravvivenza      l’arte non semina      l’arte fulmina e abbaglia e si salda alla storia      atti di scandalo muovono i sentimenti gli animi addormentati e i cervelli ingrassati di noia      provocano apparente soddisfazione ma allo scadere dell’effetto si raggiunge l’esito contrario del maggiore impigrimento      la strada è intrapresa da più parti in questo verso      agli autori dello scandalo non resta che rincarare la dose in ogni affaccio al pubblico fino allo sconfinamento nel tale e quale del reale       il reale è la fine di ogni processo creativo e la caduta fisica fino al compimento del reato      viaggiare sotto la pelle delle cose      toccare le nevralgie      attraversare la morte      gli abissi      il vuoto      la gioia e l’estasi non hanno nulla a che fare con i cadaveri tirati fuori dagli obitori      i delitti commessi nei grandi romanzi sono lontani anni luce dal delitto commesso realmente da un delinquente comune      sconfinare nel reale è la fine di ogni possibile rimando e muoversi delle energie creative      penso alle decollazioni nelle opere d’arte e alle teste mozzate nelle cronache di guerra e penso alle arti che sconfinano nel reale      tutte le cose vere della vita deperiscono nel tempo      nulla resta dalla vita      le verità dell’arte divorano il tempo e ringiovaniscono per un processo diabolico inverso e mai sconfinato nel reale      dall’umanità resta solo questa traccia inspiegabile      nel viaggio delle erme la visione fonde le teste      i pensieri restano a guardare imperterriti come nulla fosse accaduto e intanto accadono      le erme nel tempio badano al silenzio e si mutano in un costante lento corpo ogni volta che si affacciano al chiasso del mondo      ora qui sorgono dalle acque inquiete e si temprano di vita mai vissuta fin d’ora      e ora il freddo bussa alla porta della veglia      vorrei avvicinarmi ma ogni tentativo volge in sé i veli del dubbio abbandonato per narrare      timori durati dal pallido piacere del vedere rosate guance      che scandiscono le parole corte su lunghe linee del fiume indifferente      passeggero che né guarda su né giù né guarda      forse sono le onde a compiacersi scivolando una sull’altra per volersi nascondere      o dissetandosi con la testa in giù bere      o la tua schiena suderà tutta l’acqua del tuo bollito corpo      la porta bussata trema versandosi sui miei pensieri riscaldati da tempo.